domenica 28 dicembre 2008

Walking in Palermo


Palermo is ...

Dopo una passeggiata in spiaggia in buona compagnia vi offro ciò che Palermo offriva allo sguardo questa mattina.

venerdì 26 dicembre 2008

Iron&Wine



A seguito di un "regalo" molto gradito ricevuto questo Natale ho deciso di approfondire il mondo del folk-pop e quello che vi propongo oggi è ....

Iron And Wine è il nome d’arte ....
dietro cui si cela Sam Beam, il fenomeno folk-pop del momento.
Persona molto riservata, che fatica a far trapelare notizie su di sé e sulla sua vita e che preferisce far parlare la sua musica.
Sam Beam, in arte Iron & Wine, nasce il 26 luglio del 1974 a Columbia, nella Carolina del Sud.
Fa l’insegnante di cinematografia e vive a Miami, città che tutto può far pensare tranne che un artista della sua levatura e del suo spessore abbia sede proprio lì.
Se mare, sole, bella vita e belle ragazze non l’hanno portato sulla strada della spensieratezza viene proprio da credere che profondità e sensibilità non manchino.
Sam registra a tempo perso col suo four track, protetto ed ispirato tra le quattro mura della sua casetta, e lì dà vita a soavi melodie accarezzate dalla sua calda voce. E poi è il momento delle casualità di rito: l’amico Ben Bridwell sente una sua canzone, la apprezza e la inserisce in una compilation data in allegato a Yeti, un magazine di Seattle; il disco finisce nelle orecchie e sotto la pelle di Jonathan Poneman della Sub Pop Records (quella che ha scoperto i Nirvana, tanto per intenderci), e da lì la convocazione del signor Beam per firmare il contratto.
Pressato dalla Sub Pop a produrre qualcosa, Sam manda alla sua etichetta ben due cd, che sono incredibilmente completi e perfetti così come sono, tanto che si era inizialmente pensato di farli uscire entrambi. Scelte di produzione hanno invece poi optato per comprimere tutto quel ben di Dio fatto musica in un solo album, scegliendo inevitabilmente le 12 canzoni più “belle”, e da qui ha origine “The Creek Drank The Cradle”, album di esordio di Iron And Wine uscito a settembre 2002. Sam canta dolce accompagnato solo dalla sua chitarra acustica e ogni tanto da una slide e dal banjo, immalinconendo in musica le emozioni della quotidianità di ognuno: la nascita e la maturazione di un amore, lo sfilacciarsi del legame e la deriva dei rapporti, ma senza mai perdere di vista la prospettiva positiva della vita.
La devozione a Nick Drake è evidente, soprattutto nella scelta di perseguire la semplicità e di non nascondere la tristezza, anzi, di farne un’arma di seduzione.
La vita di Sam non cambia, a parte il dover ogni tanto lasciare la sua famiglia e le sue lezioni al college per partire in tour, dove suona assieme a Ugly Casanova, Fruit Bats, Holopaw e Broadcast. Esattamente un anno dopo, a settembre 2003, esce “The Sea And The Rhythm EP”, disco che comprende i pezzi tagliati fuori da “The Creek Drank The Cradle”, e che rende giustizia a quella che è la sensibilità artistica di Iron And Wine, offrendo un ulteriore spaccato sul suo mondo interiore.


Ora è il turno di “Our Endless Numbered Days”, disco con il quale Iron And Wine si presenta al pubblico europeo, registrato assieme al suo fidato gruppo. Il cammino dell’introspezione continua inarrestabile, ancor più consapevole e profondo qui che nel precedente album “The Creek Drank The Cradle”.
Nel 2007 l’album "The Shepeherd's Dog" segnala un ulteriore salto di qualità, con sonorità più varie ed elettriche: alle sedute di incisione partecipano anche Joey Burns e Paul Niehaus dei Calexico, che con Iron & Wine avevano già condiviso il palco in tournée internazionali e registrato l’EP "In The Reins".
Il motto di Iron And Wine è “il meno è il più”, cioè bando agli orpelli e largo alle emozioni, senza però strafare con la poesia, altrimenti si rischia di rendere tutto freddo e costruito.
Essenziale senza essere spoglio, denso senza essere pesante, seducente senza essere ammiccante, di classe senza essere classista, popolare senza essere pop.
Iron And Wine è una delle personalità più interessanti del panorama musicale di quest’ultimo periodo.
Tratto da: http://athosenrile.blogspot.com

Dal cd estraggo questa canzone (Love and some verses)....

Love is a dress that you made
long to hide your knees
love to say this to your face,
"I'll love you only"
for your days and excitement,
what will you keep for to wear?
someday drawing you different,
may I be weaved in your hair?

Love and some verses you hear
say what you can't say
love to say this in your ear,
"I'll love you that way"
from your changing contentments,
what will you choose for to share?
someday drawing you different,
may I be weaved in your hair?

giovedì 25 dicembre 2008

Un modo diverso per fare gli auguri.



ME auguri a tutti Buon Natale!
(in due modi diversi dal solito!)

lunedì 22 dicembre 2008

A lezioni di teologia da Roberto.



Non servono parole.
Un modo di umanizzare ciò che a volte non si sa definire.

giovedì 11 dicembre 2008

Domande

Dopo un incontro con un esperto di storia sulla rivoluzione francese, una frase rimase impressa:

«Non è lo sforzo a muovere l'uomo, ma il desiderio»

Nelle mente di ME torna alla mente il tema del desiderio e da quella mente non vuole uscire.
Fino a questa mattina ha sentito il dialogo tra due persone:
«Come và xxxxx?»
domanda dalle usuali risposte:
«Beh, si tira avanti»
«Si campa!»
«Sopravviviamo!»

Un senso di rifiuto e di paura ha percorso la schiena di Me mentre apriva il guardaroba: la paura che la «sindrome del sopravvissuto» contagi anche lui.
E così, ormai quasi per abitudine, prima di rispondere: «A posto!» si ricorda che "A posto" è solo il suo armadio quando Venere e Saturno sono in fase (e Giove favorevole con Marte sull'ascendente del tricheco).

Fatica.

La fatica di un percorso vale almeno per il suo traguardo...
... oltre all'emozione della corsa

martedì 2 dicembre 2008

Com'ero

Vorrei ritornar così...

domenica 30 novembre 2008

Tutto l'universo obbedisce all'amore

Prima di un prelibato saccottino alle mele da Romoli (un rinomato bar romano in via eritrea) un amico attacca il suo iPhone all'autoradio e mi fa ascoltare una canzone.
La faccio ascoltare anche a voi. Ve la faccio ascoltare «a parole».


Rara la vita in due fatta di lievi gesti
e affetti di giornata
consistenti o no bisogna muoversi
come ospiti pieni di premure
con delicata attenzione per non disturbare

Ed è in certi sguardi che
si vede l’infinito

Stridono le auto come bisonti infuriati
le strade sono praterie
accanto a grattacieli assonati
come possiamo tenere nascosta la nostra intesa

Ed è in certi sguardi
che si intravede l’infinito

Tutto l’universo obbedisce all’amore
Come puoi tenere nascosto un amore
Ed è così che ci trattiene
nelle sue catene
Tutto l’universo obbedisce all’amore

Come possiamo tenere nascosta la nostra intesa
ed è in certi sguardi
che si nasconde l’infinito

Tutto l’universo obbedisce all’amore
Come puoi tenere nascosto un amore
Ed è così che ci trattiene
nelle sue catene
Tutto l’universo obbedisce all’amore
Obbedisce all’amore

(F. Battiato - C. Consoli)

Tutto l'universo obbedisce all'Amore...
quando è l'Amore a riempire l'universo!

(Grazie amico!)

lunedì 24 novembre 2008

[foto-corner] MobileShot01

martedì 11 novembre 2008

Over and Over

Over and over, continuamente, continuamente guardi, continuamente scruti, continuamente osservi...
Un ragazzino, 10 anni (non di più), un pò distratto mentre armeggia con la sua penna seduto su di una sedia sta lì ad ascoltarti (o almeno finge).
Tu vedi che è distratto, cerchi di catturarti il suo sguardo, faresti di tutto per riuscirci, lui è il tuo seme...

Con un sorriso lo innaffi leggermente, poi controlli che la luce non sia troppa da bruciare le piccole foglioline appena sbocciate o troppo poca da non farlo crescere, con un paio di piccole forbici togli quella fogliolina secca.
Ad un certo punto alza lo sguardo e ti guarda, le sue mani si fermano nonostante tenga ancora tra le mani quella penna... tu lo guardi, lui ti fissa.
L'obiettivo, pensi, è stato raggiunto: ha alzato lo sguardo!

E invece no. L'obiettivo adesso è fare in modo che quello sguardo non si perda, perché se tra le tante cose che hai detto ce ne è stata una che ha fatto colpo su di lui, il rischio di perderlo è sempre in agguato.
Per oggi ha abbandonato quella penna e ha preso tra le mani un libro a forma di sacco, a forma di sacco di concime: un libro pieno di tante perle che lo faranno crescere bello e forte. Lui lo sfoglia, lo risfoglia, è curioso di mescolare con la sua manina tutti quei piccoli granuli e cercare qualcosa che lo sorprenda, che gli faccia destare in lui MERAVIGLIA.
Sul cuore del contadino si incide un sorriso, un sorriso che attraversa il petto e finisce fino in volto.

Il piccolo contadino ora è da solo, in un cantuccio, che sistema il suo terriccio e nel frattempo guarda più in là, là dove forse anche lui avrà la speranza di trovare lo sguardo di un altro Contadino che gli dia tra le mani una di quelle piccole perle: bianche, delicate, dolci e tenere.


domenica 2 novembre 2008

Sentieri al sapor di zolfo

Oggi Pollicino, Peter Pan, Mastro 2.0 e Me sono stati immersi nella natura per tutta la mattinata.
Peter Pan, si lanciava guida, si infilava su e giù per sentieri scoscesi.
Mastro 2.0 dava fiducia a Peter Pan, mentre Pollicino e Me seguivano.
Ebbene sì, odore di zolfo, ma non è ancora l'inferno: è solo il Parco della Mola (vicino al Lago di Bracciano).
Mattinata di passeggiata, amicizia, relax e bellezza.

Me ha riscoperto oggi che la bellezza va allenata, va tenuta in tensione, perché la bellezza è origine dello stupore e senza stupore non c'è bellezza.
No, non è un gioco di parole, è solo la giornata del 2 Novembre di Me.

Spesso si è tentati di camminare attenti al passo (perché si pensa: posso inciampare!) guardando la punta delle proprie scarpe e si perde tutto il panorama che abbiamo intorno.
Ma stando sul giusto sentiero che importa quando si cade? se ci si può rialzare (!?!)
Basta l'odore di zolfo nelle mucose per sollecitarti a riprendere con più forza di prima.


sabato 25 ottobre 2008

Alta frequentazione

Ore 6.03
Ugo lascia ME 1.5 alla stazione e adesso ME è seduto con un oggetto 2.0 tra le mani guardando il paesaggio scorrere lento a lato.
Legge in alto "treno ad alta frequentazione": ma di gente su questo treno, questa mattina, ce ne è poca.
Nelle ore di punta il posto che occupa potrebbe essere occupato da una qualsiasi persona: Nigeriano, Comboniano, Australiano, Cinese, Giapponese o del Burundi..
TRENO AD ALTA FREQUENTAZIONE: continua a scorrere questa scritta arancione sul display del treno.
ME guarda fuori e pensa che per quanta gente esiste su questa terra lui è solo un puntino e i suoi problemi sono i problemi di "un puntino" e per questo sono veramente di poco conto.
Questa mattina, in treno, ME ha allargato le braccia al mondo ed è più contento rispetto ad un minuto prima.

(l'immagine è un'altra cosa che ha fatto sorridere ME questa mattina)

sabato 18 ottobre 2008

Stupore e gradini

ME è tornato questa mattina al quartier generale dopo una bella giornata piena di stupore.

Stupore davanti a tante cose diverse. Stupore nato gradualmente nel corso di questi ultimi anni.
Si è vero: c'è chi dice che lo stupore nasce dalla ragione, dall'essere arrivati, per mezzo di un processo razionale e ben controllato, alla scoperta di una verità. Ma questo lento progredire giunge ad un punto inatteso nel quale la ragione si ferma e non può spiegarsi il perché.
Ragione necessaria per giungere ad una verità, ma che necessita anche di un apporto sensoriale (da non confondere con il sentimentalismo o con il «sentire», che è un'altra cosa) per poter concretizzarsi in un giudizio concorde con la realtà (e non soltanto idealizzato).

ME è stato tutto il pomeriggio con una persona, che mi conosce molto bene, come forse non lo eravamo stati da un bel pò di tempo: con nulla da fare ma facendo le stesse cose. Poi ad un breve spettacolo (raro esempio reale di come si può sfruttare ogni talento per comunicare qualcosa di grande) e poi...notte
E quando forse, davanti ad un portone, c'è chi si volta per non fare vedere il volto commosso e chi lancia un abbraccio, forte, forte.
Poi ognuno per una direzione diversa, ma senza dividersi mai. (Perché non ci dividiamo mai, capito?)

Stupore inoltre dopo aver inciampato, nel dopo pranzo dello stesso giorno, in uno dei tanti gradini del quartier generale, un pò sovrappensiero, ti svegli da quello stato di abulìa: ci pensi, sorridi, poi riprendi a camminare.
Chissà se i prossimi gradini (che tu non sai bene quanti sono, quindi è come se non ci fossero) porteranno a quella porta, che apri gradualmente e rimani come un bambino, a bocca aperta.
Ragione sì, ma fino ad un certo punto, o da un certo punto in poi: quando è il momento di scegliere (in bene o in male) o forse in quel giusto (che poi bisogna capire chi lo stabilisce) connubbio cuore-ragione.




martedì 14 ottobre 2008

People who live...

ME adesso abita con un sacco di persone.
Persone dai differenti interessi, dai differenti scenari, dai differenti desideri.
Nota però in tutti un desiderio grande di qualcosa che vedono lontano: un obiettivo.
Vede il desiderio di fare di più, di fare meglio, di dare il meglio di sé.
Spera che in ciascuno di loro nasca lo stesso desiderio che ha infiammato il suo cuore qualche anno fa, quando era solo un ragazzino, il desiderio della felicità.
Chissà se qualcuno leggerà mai queste righe. Spero solo che saprà che tifo per lui.

lunedì 29 settembre 2008

Trovate la vostra camminata!

"Due strade trovai nel bosco ed io scelsi quella meno battuta ed è per questo che sono diverso.
Voglio che troviate la vostra camminata adesso, il vostro modo di correre e passeggiare in ogni direzione, comunque vogliate..."

Una volta un amico mi disse, conversando davanti una pizza, che secondo lui, siamo come formiche in un grande tappeto disegnato da Dio, percorriamo tutto il tappeto e non usciamo mai da questo: all'inizio rimasi perplesso, non capivo la metafora, poi ci pensai ed effettivamente aveva un significato grandissimo.
Quando siamo sul "tappeto" stiamo sempre nei piani di Dio, il problema è non voler uscire cercando qualcosa "di diverso", forse il marmo bianco o forse... il vuoto.
A quell'amico che mi mancherà (non solo per le pizze mangiate insieme) dedico questo post.

venerdì 26 settembre 2008

Libertà


"Addio", disse la volpe.
"Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".
" L'essenziale è invisibile agli occhi", ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
" E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".
"E' il tempo che ho perduto per la mia rosa…" sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
" Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare.
Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…"
" Io sono responsabile della mia rosa…." Ripetè il piccolo principe per ricordarselo.

Quale direzione?

Mancano quattro giorni al viaggio. Al viaggio della vita.
A quel viaggio che ti porta lontano. Lontano ma allo stesso tempo vicino.
Inizi a preparare la tua barca, le cime sono a posto, la cambusa è rifornita, pieno di acqua, pieno di benzina (per quando dovesse venire a mancare il vento), tutto è al suo posto, adesso.
Ci si prepara a salpare, bisogna solo togliere l'ancora. Togliere l'ancora e saper attendere...che il vento faccio il suo compito.



1:48 da (non) perdere

Dissero una volta a me e ad alcuni amici miei:
«Sognate e la realtà supererà i vostri sogni»
...sarà vero?

Date alcune circostanze ho reputato bene rimettere questo post in testa...

"Sognare con i piedi ben incollati per terra " secondo voi, è possibile?
Sognando, si rischia di cadere nel pessimismo o nell'eccessivo ottimismo?

Quella linea di confine tra essere un "sognatore" o essere un "sognatore realista" è davvero così sottile come sembra?
Questa volta lascio a voi la parola.

martedì 23 settembre 2008

A Nino


All'Uomo che anche se ti togli 40 anni si fa dare subito del TU.
All'Uomo che in un modo unico e tutto suo mi ha comunicato l'arte e la fotografia e "inquadrature" mai pensate prima.
A quell'Uomo che dopo averlo conosciuto dopo soli 5 minuti ti da una pacca sulla schiena e ti apre il suo cuore, i suoi sogni, i suoi pensieri.
A quell'Uomo che con la sua speranza ha saputo rinnovare quella di decine di persone che erano lì ad ascoltarlo.
A quell'Uomo che con la sua allegria e il suo infinito coefficiente di dilatazione del cuore riesce a farci entrare tutti, anche a moltissimi chilometri di distanza.
A quell'Uomo che si fa chiamare Zio.
A quell'Uomo a cui ho fatto 138 foto in 80min di cui 127 sfocate.

A quell'Uomo che...riesce a far commuovere.
A quell'Uomo che adesso sta lottando perché vuole urlare al mondo che questa vita vale la pena di essere vissuta.
A quell'Uomo che "chiede e paga" solo con uno sguardo, con quei suoi occhi grandi, ma che sa anche chiudere al momento opportuno per scorgere il proprio tesoro interiore.
A quell'Uomo che ai suoi allievi vuole insegnare la Vera Arte.
A quell'Uomo che ai suoi amici mostra come si può essere tremendamente innamorati della realtà e della vita.
A quell'Uomo che nella sua vita non ha fatto altro che amare.
A quell'Uomo... che non si stanca di lottare.

A Nino, un amico che ho la fortuna di conoscere.

sabato 20 settembre 2008

Le ragazzine sono aggressive... quanto i maschi Studio americano: "L'arma femminile? Il pettegolezzo"

Addio allo stereotipo della ragazzina meno aggressiva del coetaneo maschio. Secondo uno studio americano pubblicato sulla rivista 'Child Development' le femmine sono aggressive esattamente quanto i compagni dell'altro sesso solo che, invece di alzare le mani, preferiscono usare il pettegolezzo per mettere in crisi le relazioni sociali di chi sta loro antipatico.

Per Noel Card, ricercatore dell'Università dell'Arizona che ha realizzato la ricerca, le chiacchere alle spalle sono una forma di "aggressività indiretta" meno evidente di quella fisica, ma altrettanto grave e dannosa. Proprio per questo Card è convinto che le femmine siano aggressive agli stessi livelli dei maschi e che la differenza tra i due sessi sia ormai solo nel modo di esprimere, quando capita, la propria rabbia. Card è giunto a queste conclusioni confrontando tra loro 148 ricerche sull'aggressione diretta e indiretta fatte negli anni passati, per un totale di 74 mila casi di adolescenti presi in esame.


Mi ha colpito l'articolo... è proprio vero che si può far male anche con la lingua! (e non perché le ragazze tengono il piercing lì!) ma che fosse scientifico non l'avevo mai sentito da nessuna parte!

martedì 16 settembre 2008

«A meno che tu non voglia parlare di te, di chi sei...allora la cosa mi affascina...ci sto!»

L'amicizia non è una cosa dovuta, nasce da un desiderio.
Un desiderio rinnovato, di volta in volta, di delusione in delusione, di abbraccio in abbraccio.
Desiderio di qualcosa di grande, di qualcosa di vero, di qualcosa di BELLO.
Nell'amicizia ti doni del tutto, fidandoti del tutto.
Ma nell'amicizia ti devi giocare fino all'area di rigore, non esiste amicizia senza sincerità, non esiste sincerità che non sfoci per forza di cose in un'amicizia.
L'amicizia è una partita di calcio, si gioca in due (in tre, quattro, cinque....).
L'amicizia è una partita di rugby, si corre entrambi per la stessa meta: la felicità.
L'amicizia è entrare nell'altro, nel cuore dell'altro, interamente nell'altro, lasciando qualcosa.

Ma questo non avviene senza libertà. L'amico è anche colui che ti sta vicino quando hai bisogno e sta lontano quando "é meglio così", ma non smette di voler bene. L'amico è colui che ti solleva anche con un sorriso.
Il titolo del post sintentizza la condizione, non siamo personal trainer degli altri, siamo amici.
Non si può sentirsi una missione addosso, senza fermarsi, in ciascun volto che incontriamo, NON mettendo una X su ogni persona: "Fatto", "Conosciuto", "Consolato" ma aprire il proprio cuore perché gli altri possano camminare sul soffice. («Non c'è niente che non possa imparare da te che non legga in qualche libro del cxxxx...a meno che...tu non voglia parlare di te, di chi sei...allora la cosa mi affascina...ci sto!»)
Senza affetto ogni pacca sulla schiena, ogni abbraccio, ogni sorriso è sterile. Non serve. Non aiuta.
Questo video per tutti quegli amici che vogliono essere "più amici".

[02.01]
«[...]
Non ne hai mai tenuto in grembo la testa del tuo migliore amico vedendolo esalare l'ultimo respiro mente con lo sguardo chiede aiuto.
Se ti chiedessi sull'amore probabilmente mi diresti un sonetto. Ma guardando una donna non sei stato del tutto vulnerabile. Non ne conosci una che ti risollevi con gli occhi.
Sentendo che Dio ha mandato un angelo sulla terra solo per te, per salvarti dagli abissi dell'inferno.
Non sai cosa si prova ad essere il suo angelo, avere tanto amore per lei, vicino a lei, per sempre, in ogni circostanza, incluso il cancro.

Non sai cosa si prova a dormire su una sedia di ospedale per due mesi tenendole la mano perché i dottori vedano nei tuoi occhi che il termine "orario della visite" non si applica a te.
Non sai cosa è la vera perdita, perché questa si verifica solo quando ami una cosa più di quanto ami te stesso. Dubito che tu abbia mai osato amare qualcuno a tal punto. Io ti guardo e non vedo un uomo intelligente e sicuro di se, vedo un bulletto che si caga sotto per la paura. Ma.. sei un genio e chi lo nega questo. Nessuno può comprendere ciò che hai nel profondo. Ma tu hai la pretesa di sapere tutto di me perché hai visto un mio dipinto e hai fatto a pezzi la mia vita...[...] »

I veri amici sono quelli che si scambiano reciprocamente fiducia, sogni e pensieri, virtù, gioie e dolori;
sempre liberi di separarsi, senza separarsi mai.

~ A. Bougeard

domenica 14 settembre 2008

Casomai



L'estate è finita. Pioggia fitta di una domenica mattina. La temperatura crolla.
Elisa di sottofondo a questo post. Nebbia su Monte Pellegrino, era da tanto che non se ne vedeva.
Quell'odore di umido uscendo per la strada, tutti a casa, nessuna macchina per strada, un prete che ricorda la festività religiosa di oggi e poi... poi si ricomincia su quella scrivania.
Si perché la vita è come l'odore dell'erba bagnata, un'armonia, una sinfonia, è un'unione di intenzioni e di affetti, qualcosa di unico. E' quella danza sul ghiaccio che mi ricorda tanto un film visto tempo fa: "Casomai".
I due pattinatori graffiano quella superficie ghiacciata solcandola, pattinata dopo pattinata, passo dopo passo, a tempo. Ogni loro gesto ha il fine di rendere quella coreografia la più bella che si possa mai realizzare, l'UNICA coreografia che si possa mai realizzare. Non hanno bisogno di maestri, perché l'unica cosa che conta è amare: «Ama e fa ciò che vuoi!»
Non perdono, il tempo. Il tempo, cos'è il tempo?
Mi dissero una volta che è una cosa che "ha inventato Dio" perché avessimo coscienza della nostra vita.
Ma il tempo per i pattinatori, quelli che potete scorgere anche nel video subito quissù, non è quantificato, a loro l'orologio serve solo per essere sincronizzati, non si preoccupano del domani che non sai se viene e del passato che ormai è passato, vivono il presente. Sono consapevoli di amare, di essere innamorati, e per questo motivo non si preoccupano di ciò che fanno, perché se si ama si è certi di fare sempre la cosa giusta.

L'Amore è passione ma è anche ragione, l'Amore quando è vero lo si vede in tutti i suoi aspetti, razionali e non. L'Amore nasce da un giudizio che rimane tale anche quando il sentimento viene meno. L'Amore quando è vero provoca la natura, tutto ciò che circonda.
Un turbinìo di odori, l'odore del mare, della salsedine attaccata alla ringhiera ferrosa, ruvida e arrugginita... di una di quelle tante ringhiere che puoi trovare per la strada, in posti vicino al mare. Poi dopo un pò di tempo sembra che gli odori scompaiano, le sensazioni pure, e non ti rimane altro adesso che mettere in moto la tua amica Volontà. Volontà che si ciba solo di biscotti farciti di Amore maturo e Abnegazione. L'Amore lì è come se passasse dal crogiolo, si purifica, si rinforza, perché deriva da una scelta. Una scelta provocata dalla libertà.
Questo pensiero è dedicato a due amici, due amici che oggi sono testimoni dei loro primi 24 mesi di pattinaggio.

P.s. Aggiungo un commento di Biancaneve che mi era sfuggito:
«Il sentimento va costantemente sostenuto, alimentato,riscoperto; i due pattinatori pattinano bene perchè il pattinare li diverte molto: per questo hanno acquistato la tecnica, mettono in gioco i muscoli e creano delle coreografie così belle.»

martedì 9 settembre 2008

Reality

Mi sono accorto che i post più efficaci sono quelli corti, quelli brevi, quelli concisi...
in effetti: con tutte le cose da fare...chi ha il tempo di leggere poemi scritti da altri?
e soprattutto...chi ha il tempo di scrivere?

Si perché descrivere il quotidiano è come scrivere la sceneggiatura di un film il cui sceneggiato è stato scritto da un altro regista-sceneggiatore con migliori competenze delle nostre.
Lo sceneggiatore-capo-regista non si capisce cosa voglia bene adesso dai suoi "personaggi". Nonostante ciò ha un carattere deciso e forte, sa cosa vuole ma gli attori sul set spesso si ribellano proponendo nuove scene che rovinano solo il film perché non vogliono obbedirgli.
Che tenerezza le recite di quando eravamo piccoli! Tutti quei bambini che recitano il loro copione, qualcuno si "impappina" ma quello che fa commuovere è l'innocenza con il quale sbaglia la sua parte, la dolcezza con il quale fa capire di essersi scordato la battuta, la tenerezza di un pianto scoppiato per l'emozione del pubblico.
Qualche settimana fa passavo da una Chiesa palermitana, stetti qualche minuto lì, una bambina sgolata e poco aggrazziata riempiva le orecchie dei fedeli presenti nell'edificio...aveva fame, urlava: "Ho fameeeeeee! mamma ho fameeeeeeee!", prima la mamma che le dice: "tranquilla, fra un pò usciamo, dopo la Messa", "Ma io ho fameeeeee!" - continuava - "ora andiamo..." - "Non hai capito mamma! ho fameeeeee!"....questa scena è andata avanti così per 12 minuti esatti.
Ad un certo punto vedi il papà che si alza, le prende la mano e l'accompagna fuori, poi torna con un gigantesco pezzo di rosticceria: le lacrime si erano asciugate, il volto era soddisfatto, si siede accanto la nonna e continua a consumare la sua "merenda-cena" ignara del fatto che tra un pò sarebbe cominciato un rito religioso, in quel momento esistevano lei e il suo calzone, non si faceva condizionare da ciò che la circondava.
Era una bimba viziatissima, nessuno lo può negare, ma era una bimba che sapeva chiedere.
(Chiamatela fessa!)...

domenica 31 agosto 2008

Quote



Gaetano: «Io rimani part. Cioè rimani me ne vac a Firenze, a ddu, a ddu zio Antonio... »
Lello: «E 'nata vota Firenze, e 'nata vota zio Antonio, e poi nu parti mai. »
Gaetano: «Cioè, Se ti sto ricendo che parto, parto... e poi me ne vac Fefè nu ce la faccio cchiù! cioè, chell che è stato è stato, basta! Ricomincio da tre! »
Lello: «Da zero! »
Gaetano: «Eh? »
Lello: «Da zero! Ricominci da zero! »
Gaetano: «Nossignore, ricomincio da... cioè, tre cose me so' riuscite ind'a vita, pecchè aggià perdere pure cheste?! Aggià ricominciare da zero?! Da tre!... Me ne vac, nu ce la faccio chiù... »
Lello: «Gaetà, chi parte sa da che cosa fugge, ma non sa che cosa cerca. »
Gaetano: «Cioè cumm'è 'sta cosa? Chi parte... »
Gaetano e Lello: «Sa da che cosa fugge ma non sa che cosa cerca. »
Gaetano: «Azz è bella. U sap? L'hai fatta tu? Pari scemo tu eh, e invece...»

Giornate chiare II

Nessuno sapeva che adesso era diventato Tutto e non poteva deludere Qualcuno, così decise di prendere le distanze da alcune che reputava come cattive amicizie: le due sorelle Catene.
La prima sorella era fidanzata con Possesso l'altra con Egoismo, ma entrambe litigavano continuamente perché non conoscevano Amore, un loro cugino lontano.
Possesso lasciò la prima sorella perché non sapeva come curare un rapporto, Egoismo stette male e fu costretto a lasciare anche lui la seconda sorella.
Le due sorelle stettero sole per molto tempo, conobbero diverse persone, diversi buoni partiti, ma nessuno di questi, nonostante fossero attraenti e dalle multiformi risorse umane e intellettive seppero conquistare il loro cuore... Un giorno incontrarono alcuni amici di Amore, che gia conoscevano, avevano condiviso bei momenti insieme qualche anno prima ma le due sorelle Catene non seppero resistere e vollero chiudere i rapporti: Amore non aveva parlato loro dell'esperienza di suo fratello Desiderio. Le Catene non conoscevano Desiderio e preferirono la compagnia di alcuni ragazzi molto belli, bellissimi, ma che erano molto asociali e non avevano mai incontrato una persona molto importante, la Sig.ra Bellezza. La Signora in questione non era una di quelle donne scollacciate e appariscenti, era una donna modesta capace di stupire con la sua femminilità matura ma senza compromessi.
La Signora non era più giovane come un tempo, se la si incontrava per strada neanche la si notava...bisognava fermarsi e iniziare a parlare per rimanerne affascinati. La Signora però era ancora signorina, con quella purezza interiore che è dovuta ad una certa cura nella "verginità degli affetti"... Non aveva incontrato nessun uomo "alla sua altezza" nonostante avesse conosciuto Fascino e Ingegno e si fosse perdutamente innamorata di loro per ben due volte...ma nessuno dei due era riuscito a regalare alla Sig.ra Bellezza l'anello della Protezione e della Sicurezza. Solo un ragazzo aveva conquistato il suo cuore quando aveva 16 anni, ma Lui poi abbracciò la vocazione di missionario comboniano e la lasciò. Le due sorelle Catene incontrarono la Sig.ra Bellezza ed ebbero la fortuna di poter raccontare la loro storia...stettero un lungo pomeriggio fino a sera tarda a parlare di cose semplici, di cose di donne, che gli uomini non possono capire.
...
Le due sorelle si accorsero che si era fatto tardi e che bisognava tornare a casa. Notti lunghe, lunghe notti e profondi pensieri affollarono la mente delle sorelle Catene.
Dopo qualche giorno incontrarono due giovani che con la scusa di guardare l'orario dei treni alla stazione erano li a guardarle...
Non si erano mai sentite "guardate" in quel modo come nessuno le aveva guardate mai...e ciò provocava loro disagio, si nascosero, si arrabbiarono anche. Dava loro fastidio essere guardate con quegli occhi perché fino a quel momento molti avevano fatto finta di guardarle con quello sguardo, ma dopo un po' si accorsero che non erano sinceri, e poi non si sentivano così belle da meritarsi l'attenzione di un qualsiasivoglia sconosciuto.
Dopo molti mesi reincontrarono quei due giovani che erano ancora alla stazione con due belle ragazze alte, belle, prosperose e dalle gambe toniche. Ci rimasero male...
Altri mesi di solitudine e di compagnie fittizie che servivano loro a riempire il bisogno di "avere un uomo accanto" ma rimanevano ancora insoddisfatte perché si rendevano conto di disobbedire a loro padre Destino...che prima di morire aveva solo detto loro: "l'unica cosa che vi chiedo con l'autorità di padre è quella di essere molto felici"

La storia dei due giovani alla stazione è identica a quella delle due sorelle Catene. Entrambe le coppie andarono, in tempi differenti, a fare visita al Dott. Attesa che riceve solo nei giorni dispari. Il dottore prescrisse riposo e delle compresse di Profonditàx vendute in una confezione bianco panna, color del marmo.
Le sorelle e i ragazzi obbedirono al Dottore. Al controllo successivo si incontrarono nella sala d'attesa del medico e si guardavano reciprocamente in silenzio.
Dopo un po' di convenevoli il ghiaccio si sciolse...
i cuori si fusero e da quell'incontro nacque Legame, un bimbo forte e robusto....
La storia si sta facendo troppo lunga e tu, mio caro lettore, vuoi sapere che fine ha fatto Qualcuno e Nessuno.
Immagina una continuazione e magari scrivimela, nel frattempo la mia amica Fantasia mi terrà aggiornato sulla continuazione della storia e poi ti riferirò.

Ricomincio da....tre

Gaetano: «basta cambio vita e ricomincio da tre­»
Lello: «vorrai dire da zero, ricomincio da zero»
Gaetano: «perchè zero, tre cose ho fatto buone nella vita perche le devo cancellare?»
[...]
Lello: «chi parte sa da cosa fugge ma non sa che cosa cerca»

Ritorniamo al buon cinema italiano (Prof Troisi insegna!). La semplicità di una scena, di una scena di vita ordinaria, di una scena semplice...perchè si va alla ricerca di fascinanti forme quando il modo più profondo di mostrarsi è aprire il proprio cuore?
Nulla di più.
La vita è come una dolce melodia classica che si suona con le note più semplici: nulla di altisonante o di ricercato. Nulla di estetico, né di fantasioso, solo lo sguardo, da cuore a cuore, di due anime che si incontrano, quasi per caso.
Due storie diverse, ognuna per i suoi sentieri, lunghi e scoscesi, che si appianano e si reincontrano in una sera di fine estate, da cuore a cuore.
L'amico guarda l'amico, l'amica guarda l'amica, il fratello guarda la sorella, il fidanzato la fidanzata.
Dall'ombra di quella sera stellata dove è difficile distinguere il gran carro dalla stella polare se non con l'aiuto di un piccolo atlante escono "Qualcuno" e "Nessuno" da dietro una montagna:
Qualcuno dice a Nessuno: «Chi c'è lì?» - «Nessuno!» risponde.
Qualcuno chiede ancora: «Chi c'è lì?» - «Nessuno! Nessuno!»
Qualcuno si sente solo. Vede lì intorno che lì non c'è nient'altro che Nessuno.
Qualcuno raccoglie le sue cose, sta li ancora a guardare nell'oscurità, poi prende le sue cose e si incammina verso il mare. Nessuno lo ferma. «Qualcuno, fermati! Sono Nessuno!». Qualcuno impietrito si ferma. Ma non vede Nessuno. «Qualcuno ti voglio bene per come sei e siccome voglio valere qualcosa per te mi farò chiamare Tesoro»
Qualcuno non capisce come faccia Nessuno a rinunciare alla sua identità per farsi chiamare Tesoro, per essere il suo Tesoro. Qualcuno però ormai ha preso la sua strada. E Nessuno non può far nulla per fermarlo, pensa che sia solo un'illusione.
Tesoro vede che non può far nulla, si siede su di uno scoglio e piange. Qualcuno sente le lacrime pesanti scorrere sul volto di Nessuno e precipitare pesanti sulla spiaggia creando profondi solchi.
Qualcuno si ferma, si siede dando le spalle a Nessuno. Nessuno non regge dal dolore e va ad abbracciare suo padre Lontano: Qualcuno si volta, non vede più nulla, non vede più neanche Nessuno, inizia a correre, lo cerca, lo ricerca, vede che Nessuno corre nascondendosi dietro un albero. Qualcuno taglia la strada. Coglie di sorpresa Nessuno, lo abbraccia ed esclama: «Adesso per me sei diventato Tutto!»


mercoledì 27 agosto 2008

Sferracavallo

Una serata a passeggio...

venerdì 20 giugno 2008

Insufficienza di tutto

domenica 25 maggio 2008

Mio caro malacoda

Il tuo paziente è diventato umile; glielo hai fatto notare? Tutte le virtù sono per noi meno formidabili una volta che l’uomo è consapevole di possederle, ma ciò è vero in modo particolare dell’umiltà. Sorprendilo nel momento che ha lo spirito veramente depresso, e contrabbanda nella sua mente la riflessione consolante: «Per Giove! ma io sono umile!» e quasi immediatamente l’orgoglio—l’orgoglio della sua stessa umiltà—farà la sua apparizione. Se s’accorge del pericolo e tenta di soffocare codesta nuova forma d’orgoglio, fallo inorgoglire del suo tentativo—e così di seguito, per tutte le fasi che vorrai. Ma non tentare ciò per troppo lungo tempo, perché c’è pericolo di svegliare in lui il senso dell’umorismo e della proporzione. Nel qual caso ti riderà in faccia, e se ne andrà a dormire. Ma vi sono altre materie utili per fissargli l’attenzione sulla virtù dell’Umiltà. Per mezzo di questa virtù il nostro Nemico vuoi stornare l’attenzione dell’uomo dal proprio io per volgerla verso di Sé e verso il prossimo. Tutta l’abiezione e l’odio di sé vengono diretti, in fin dei conti, a questo scopo; e, fin quando non lo raggiungono, ci possono recare poco danno. Possono perfino esserci utili, se tengono l’uomo preoccupato di sé, e, soprattutto, se il disprezzo per la propria persona può venir preso come punto di partenza per il disprezzo della persona degli altri, e di conseguenza per la musoneria, il cinismo, e la crudeltà. Bisogna perciò che tu nasconda al paziente il vero scopo dell’Umiltà. Non deve ritenerla dimenticanza di sé, ma una certa opinione (cioè una bassa opinione) dei suoi talenti e del suo carattere. Mi pare che alcuni talenti li abbia davvero. Piantagli in mente l’idea che l’umiltà consiste nello sforzarsi di credere che quei talenti valgono meno di quanto egli crede che valgano. Senza dubbio è vero che di fatto valgono meno di quanto crede, ma ciò non ha importanza. Ha invece importanza fargli valutare un’opinione per un aspetto diverso della verità, introducendo in tal modo un elemento di disonestà e di pretesa nel cuore di ciò che altrimenti minaccia di diventare una virtù. Con questo metodo migliaia di uomini sono stati indotti a pensare che l’umiltà significa donne carine che si sforzano di credersi brutte e uomini intelligenti che si sforzano di credersi sciocchi….Al fine di prevenire la strategia del Nemico dobbiamo considerare i suoi scopi. Ciò che il Nemico vuole è di portare l’uomo a uno stato mentale nel quale egli possa concepire la miglior cattedrale del mondo, e sapere che si tratta della migliore, e goderne, senza essere più (o meno) o altrimenti contento di averla fatta lui, che se fosse stata fatta da un altro. Il Nemico vuole che, alla fine, sia libero da ogni pregiudizio in suo favore, talmente libera saper godere dei suoi propri talenti con la stessa gratitudine che dei talenti del suo prossimo della levata del sole, o di un elefante, o di una cascata. …ma la Sua lungimirante politica consiste nel fatto, temo, di ridonare loro un nuovo genere di amor proprio—una carità e una gratitudine per tutte le persone, compresa la propria. Quando avranno veramente imparato ad amare il prossimo come se stessi, sarà loro permesso di amare se stessi come il prossimo. Non dobbiamo mai dimenticare ciò che è il tratto repellente e inesplicabile del nostro Nemico: Egli ama veramente quei bipedi spelati che ha creato e sempre restituisce con la destra ciò che ha tolto con la sinistra. Tutto il suo sforzo consisterà dunque nel tener la mente dell’uomo del tutto lontana dall’argomento del suo valore. Preferisce che l’uomo si creda un grande architetto e un grande poeta, e poi se ne dimentichi, anziché egli spenda molto tempo e molta fatica nello sforzarsi di essere un architetto o un poeta da nulla.
I tuoi sforzi di istillare la vanagloria o la falsa modestia nel paziente saranno attaccati da parte del Nemico con il naturale suggerimento che, di solito, non si esige che un uomo abbia un’opinione dei suoi talenti, dal momento che può benissimo continuare a migliorarli al massimo senza decidere in quale precisa nicchia del tempio della Fama si trovi. Devi fare ogni sforzo per allontanare un tale suggerimento dalla consapevolezza del paziente. Il Nemico si sforzerà pure di rendere reale nella mente del paziente una dottrina che tutti gli uomini professano ma che riesce loro difficile conciliare con i sentimenti—la dottrina che essi non hanno creato se stessi, che i loro talenti sono stati dati loro, e che tanto varrebbe essere orgogliosi del colore dei capelli.
(Tratto da "Le Lettere di Berlicche")

domenica 18 maggio 2008

truman show.

Invitato quasi per caso da due amiche ad una cena con altre 5 persone l'autore del Blog ha passato un piacevole paio d'ore e ha visto come si può essere VERAMENTE protagonisti in una realtà che a volte tenta di imprigionarti in schemi fissi e rompere questi schemi significa ritrovarsi nel vuoto, soli. Ma quella è la disperazione delle persone "sole".
Ha scoperto che è bello essere innamorati dalla realtà e che, come direbbe una persona che stimo molto, "non sono un di meno" quei momenti in cui ci si sente deboli e fragili: quei momenti in cui ci scontriamo con la nostra fragilià interiore, con le nostre insicurezze, paragoniamo il nostro fallimento ai nostri insuccessi, senza renderci conto che gli insuccessi sono successi (scusate il gioco di parole) per farti crescere.
Un volto, una persona amica che ti dice "grazie.", un'altra anima che incontri per caso, per puro caso, lungo la strada che chiede di conoscerti - "Perché?" - ti chiedi - "Non lo so" - rispondi - "Mistero" - pensi.
Non voglio dire altro. Chi mi conosce, lo sa.
Questo post è solo per urlare al mondo che si può essere felici. Nonostante tutto. Nonostante i propri errori.
Usciamo da quella "porta"...

domenica 20 aprile 2008

Run, Forrest, Run!

martedì 1 aprile 2008

Lettere

V.

Mio caro Malacoda,
si rimane un pochino delusi quando ci s'attendeva un
rapporto dettagliato sul tuo lavoro e si riceve invece
una rapsodia vaga come la tua ultima lettera. Dici che
sei « delirante di gioia » perché gli uomini europei hanno
cominciato un'altra guerra delle loro. Vedo chiaramente
ciò che t'è capitato. Non sei delirante; sei soltanto
ubriaco. Leggendo fra le righe del tuo squilibratissimo
resoconto della notte insonne del tuo paziente,
sono in grado di ricostruire con sufficiente accuratezza
lo stato della tua mente. Per la prima volta nella tua
carriera hai assaggiato quel vino che è la ricompensa di
tutte le nostre fatiche - l'angoscia e lo smarrimento di
un'anima umana - e t'è andato alla testa. Mi riesce
difficile biasimarti. Non posso aspettarmi teste da vecchio
su giovani spalle. Il tuo paziente, dunque, reagì
ad alcune delle tue raffigurazioni terrificanti del futuro?
Sei riuscito a infiltrarvi qualche malinconico sguardo al
felice passato, suscitando un sentimento di autocompassione?
- c'è stato qualche ben riuscito tremito nel
profondo dello stomaco? Hai saputo suonare il tuo violino
delicatamente, vero? Bene! bene! è una cosa molto
naturale. Ma, ricordati bene, Malacoda, che il dovere
viene prima del piacere. Se una qualsiasi concessione
che ti permetti ora ti condurrà alla perdita finale della
preda, per tutta l'eternità sarai lasciato bruciare dalla
sete di quel sorso del quale adesso godi con tanta voluttà
il primo goccio. Se, invece, per mezzo di un'applicazione
continua e a mente fredda, nel luogo e nel momento
giusti, sarai alla fine in grado di assicurarti la
sua anima, egli sarà tuo per sempre - sarà un vivente
calice traboccante di disperazione e di terrore e di sorpresa,
che potrai sollevare alle labbra tutte le volte che
vorrai. Non permettere quindi che una qualsiasi eccitazione
temporanea ti distragga dall'affare vero e proprio,
quello, importante, di minare la fede e di impedire
la formazione delle virtù.
Non mancare di darmi nella
tua prossima lettera un resoconto completo delle reazioni
dell'ammalato alla guerra, così che si possa studiare
se sarà meglio farlo diventare un estremo patriota
oppure un ardente pacifista. Le possibilità sono molte e
varie. Intanto mi preme avvertirti di non sperare troppo
da una guerra.
(Clive Staples Lewis 1898-1963, Le Lettere di berlicche, 1942)

domenica 2 marzo 2008

Amarsi non è solo "stare insieme" (A. Bertoni)

Bisognerebbe sfatare con decisione il mito romantico del legame (solo) emotivo permanente.
Si tratta, invece, di un valore, ovvero "qualcosa che vale" verso il quale i coniugi possono mostrare la propria fedeltà e azioni di cura perché questo duri nel tempo.
La relazione di coppia, pur largamente desiderata, si presenta come legame fragile e potenzialmente scioglibile. La separazione è una realtà crescente che caratterizza la fine di molti matrimoni, ma addirittura viene "messa in conto" ancora prima.

continua
tratto da: http://figlidiquestotempo.blogspot.com/

Etica degli affetti? (F. Botturi)

Impossibilità del legame?

Quale destino o quale malattia - ci si può (o ci si deve?) domandare - è quella per cui oggi diffusamente gli affetti non sembrano capaci di generare legami (contraddicendo mortalmente la propria intrinseca relazionalità e quindi sporgendosi verso la propria autodistruzione) oppure i legami una volta generati tendono a diventare insopportabili, fino all’implosione o alla deflagrazione?
Uno spesso velo ideologico cerca di normalizzare tutto ciò, rappresentando questi processi come forme (pur costose) di una raggiunta libertà. Ma è difficile negare l’evidenza di una sofferenza diffusa e di una frustrazione ripetuta da parte di vite senza fisionomia affettiva definita, senza progettualità in crescita, senza fecondità generazionale. In breve, senza storia. Sembra prevalere, nell’effettività biografica dei singoli e nell’immaginario collettivo l’episodicità affettiva come regola e l’assenza della “storia d’amore”. D’altra parte, la situazione è inquieta, anche in forme curiosamente contraddittorie, come avviene tutte le volte che -- si vedano i diffusi talk-show televisivi sull’argomento -- si pratica e si teorizza la più sbrigliata libertà affettiva (cioè la spontaneità narcisistica) e poi si imbastiscono risentiti processi moralistici contro l’egoismo, la volubilità, il tradimento nelle relazioni di coppia.


Leggi tutto l'articolo su: http://www.dif.unige.it/risorse/CON/botturi.doc
tratto da: http://figlidiquestotempo.blogspot.com/

venerdì 15 febbraio 2008

Mannoia

Spesso le nostre giornate si complicano
mentre le perplessità rimangono quì
e ci si sposta lontano
in un orizzonte più strano
e i conti già fatti non tornano mai

No, il tempo non torna più
e ieri non eri tu, oggi chi sei?
Cos'è che cambia la vita in noi
e quello che adesso hai
domani non lo vorrai

Spesso le nostre coscienze ci mormorano
frasi che poi nascondiamo dentro di noi
e ci sentiamo colpiti, per come veniamo cambiati
parole nascoste non escono mai

No, il tempo non torna più
e forse rimani tu, con quello che hai
Cos'è che grida nascosto in noi?
Stanotte non dormirai
ma non capirai

No, il tempo non torna più
e ieri non eri tu, oggi chi sei?
Credi il tempo non torna più
No, il tempo non torna più
Vedi, il tempo non torna più.

domenica 13 gennaio 2008

Pensieri

"Fermiamoci un poco a riflettere devotamente sull'immagine del nostro condottiero, Gesù il Cristo, prostrato in preghiera. Se vi rifletteremo con attenzione, un raggio di quella luce che illumina ogni uomo che viene al mondo rischiarerà il nostro animo; e riusciremo a vedere, riconoscere, deplorare e infine correggere quel nostro abituale modo di pregare che non è solo negligenza, pigrizia o torpore, ma addirittura ottusità, insensatezza, insensibilità di pietra.

Quasi tutti ci rivolgiamo a Dio onnipotente non con devota reverenza, ma con assonnata pigrizia. Pretendiamo che ci ascolti; ma io temo proprio che pregando in quel modo, anziché fargli cosa grata e rendercelo propizio, lo irritiamo fino al punto di muoverlo a collera. Se una volta, appena finito di recitare le preghiere, provassimo a ricostruire tutto quello che ci è passato per la mente durante quel breve tempo, quante sciocchezze emergerebbero alla memoria? Quante futilità, a volte quante sconcezze? Certo ci stupiremmo che in quell'esiguo tratto di tempo il nostro pensiero abbia peregrinato per tanti luoghi lontanissimi l'uno dall'altro, perdendosi in tante disparate, varie e oziose faccende.

Credo che se per esperimento qualcuno si proponesse di far vagare la mente nelle più svariate direzioni, probabilmente non riuscirebbe a toccare in così poco tempo tante cose e così eterogenee come quando la mente se ne va girovagando per conto suo mentre le labbra mormorano meccanicamente le preghiere d'ora e quelle di uso comune.

Così, se qualcuno avesse curiosità o desiderio di sapere quali immagini affollano i nostri sogni mentre dormiamo, non saprei trovare migliore similitudine che paragonare i fantasmi che occupano la nostra mente nel sonno alle strampalate divagazioni che occupano da svegli la mente di coloro che pregano in modo fiacco e torpido (ammesso che pregare così sia essere svegli); con la sola differenza che le cervellotiche stravaganze che mulina il loro pensiero mentre le labbra macinano vuoti suoni, sono a volte così insensate e così sconvenienti che, se fossero sogni, nessuno di loro, svegliandosi, avrebbe l'impudenza di raccontarle neppure a dei mozzi di stalla".
(T. Moore)

mercoledì 2 gennaio 2008

Omaggio a Dante

Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio,

tu se' colei che l'umana natura
nobilitasti sì, che 'l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l'amore,
per lo cui caldo ne l'etterna pace
così è germinato questo fiore.

Qui se' a noi meridiana face
di caritate, e giuso, intra ' mortali,
se' di speranza fontana vivace.

Donna, se' tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre
sua disianza vuol volar sanz'ali.

La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s'aduna
quantunque in creatura è di bontate.